ABSTRACT DELLA TESI:
“Formazione dell'identità lesbica e gay:
il processo di coming out come fattore di sviluppo”
Di Valentina Colozza
Da quando l'essere umano si è dotato del potere della scienza ha sempre dato un nome alle cose, suddividendole e ponendole in rapporto gerarchico fra loro. Si sono sempre etichettate forme e vite al fine di non cadere nell'ambiguità o nel non conosciuto, si è sempre preferito dare due nomi ad una cosa che non darlo affatto, nella logica che se non si vede non esiste. La dimensione biologica (apprato genitale), il genere sessuale (maschile e femminile) e l'identità di genere (ruolo di uomo o di donna) hanno vissuto sin dall'antichità un rapporto consequenziale che ha portato alla loro sovrapposizione. Una consequenzialità che viene narrata in modo temporale-razionale (la bambina crescerà e diventerà una donna) ma che nei fatti diviene logica-irrazionale attribuendo all'individuo, ancor prima della nascita, genere, identità e ruolo. Il genere è appreso in tempi così remoti ed in modo così diffuso che diviene quasi innato, rendendo i soggetti difficilmente consapevoli delle possibilità di altri valori e forme di comportamento.
Nell'impossibilità di essere altro dall'uomo e dalla donna, si sono sempre condannati e maledetti quei nascituri ambigui ermafroditi e intersessuali. La sessualità nella cultura viene definita in maniera statica, basata su un ordine di genere dicotomico che fonda le proprie radici in un terreno biologico: una dimensione che identifica due generi sessuali, quello femminile e quello maschile, su cui fonda un ordine amoroso immodificabile e sacro, quello dell'eterosessualità.
E' da questa premessa che nasce l'introduzione al lavoro, di tipo culturale e sociale, che cerca di fare chiarezza sulle definizioni di genere e identità, concetti che nel tempo sono stati resi ambigui e spettacolarizzati, come nel transessualismo.
Ponendo un accento sulla modificazione culturale di inizio secolo, dovuta in parte anche alla nascita della psichiatria, abbiamo osservato come la rappresentazione dell'omosessuale si sia modificata. Dal riconoscimento del pederasta per il suo carattere somatoforme, all'individuazione di quei caratteri psichici che hanno fatto delle persone lesbiche, gay o transessuali dei corpi da
medicalizzare. La psichiatria, il ritorno delle teorie darwiniane, la morale cattolica hanno spinto sempre più sulla ricerca delle cause dell'omosessualità etichettandola prima come perversione, poi come malattia curabile. L'escursus storico e l'attuale situazione sociale che vivono lesbiche e gay in Italia ci permette di concludere il primo capitolo con le teorie di sviluppo riguardanti l'omosessualità e l'importanza del coming out, lasciando spazio alla dimensione intrapsichica e interpersonale del fenomeno.
Molta importanza sarà data al coming out, che non sarà visto solo come il “momento di uscita allo scoperto”, ma come quel lungo e difficoltoso processo proprio di ogni adolescente, o adulto che sia, che mette in discussione la propria sessualità. All'interno del coming out, e quindi di un particolare momento di vita analizziamo i mutamenti e gli attacchi che subisce il sé, le sue rappresentazioni, l'autostima e la qualità di vita.
Delineando così i momenti più critici e importanti dello sviluppo intrapsichico di una persona lesbica gay o transessuale, possiamo approfondire la dimensione relazionale.
Nel terzo capitolo, infatti, grazie a una rilettura della teoria dell'attaccamento e della teoria dei sistemi si esamineranno pattern e stili familiari durante la scoperta dell'omosessualità del figlio\a, il segreto transgenerazionale, infine l'omeostasi e\o il cambiamento della struttura familiare. Seppur in maniera breve affrontiamo il tema dell'omogenitorialità, per mezzo di una chiave di lettura psicodinamica e psicoanalitica.
Infine nell'ultimo capitolo, riguardante l'area sociale, tratteremo il fenomeno dell'omofobia, sociale ed interiorizzata, con relative ricerche a livello internazionale.
L' ostilità, il rifiuto e la violenza, che spesso riscontriamo nell’ambiente sociale, si riflettono sull’individuo a livello intrapsichico, dove è presente un continuo conflitto dato, ad esempio, dalla non concordanza fra il desiderio omosessuale e le norme sociali interiorizzate, i bisogni istintivi e la realtà esterna eterosessuale-
Si ipotizza, nel processo di coming out, una riattivazione di un conflitto interno tra vero Sé e falso Sé (Winnicott, 1974) che attiva specifiche strategie difensive, meccanismi di coping e altri fattori protettivi. Per questo il nostro focus si sposterà sull’organizzazione difensiva delle persone lesbiche e gay, ipotizzandola come meccanismo inconscio della manifestazione dell'omofobia interiorizzata e sociale.
Possiamo affermare che l'utilizzo di difese immature sia correlato significativamente con comportamenti di evitamento omofobo e comportamenti aggressivi omofobici, come confermato anche dai dati di una ricerca di Lewis A. J. e White J. (2009).
Inoltre sottolineiamo come gli eventi di violenza e di discriminazione vissuta o percepita, le esperienze di pregiudizio, rigetto, stigma percepito e omofobia interiorizzata sono dimensioni riconducibili a fattori di stress, che in maniera quasi cronica si ripercuotono sulle minoranze, connotandosi come eventi traumatici, riferiti in generale al modello che abbiamo preso in riferimento del minority stress.
norma di genere?
mercoledì 23 giugno 2010
appunti di psicoanalisi. L'illusione e il desiderio dell'accettazione
"L'idealizzazione del gruppo viene pagata con il rischio di violenza verso quelli che sono esterni al gruppo. L'arte è la sublimazione più appagante; ma solo alcuni vi possono accedere. Rimane la religione , che fino a questo punto è stato l'appoggio più sicuro della cultura. La forza delle idee religiose è notevole, perchè esse hanno il loro ancoraggio affettivo nell'esperienza infantile: l'idealizzazione del padre, al quale l'adulto non ha voluto rinunciare. le idee religiose sono un tesoro di idee spirituali che aiutano ad accettare la rinuncia pulsionale perchè consolano l'individuo, garantendogli una protezione e speigandogli gli enigmi dell'universo.
Le idee religiose sono di conseguenza delle illusioni: ciò non siginfica, necessariamente, che siano false o impossibili, anche se nessun argomento razionale le giustifica, ma che esse obbediscono ad una logica del desiderio.
La fede non si appoggia su una volontà di verità, ma sul desiderio che sia così. se i riti religiosi avvicinano il fenomeno religioso alla nevrosi ossessiva, la rivelanzione religiosa è da considerare all'interno delle analogie con i processi deliranti. E' la credenza comune che distingue la prima dagli altri."
Così il desiderio che non rientra nella morale cattolica è amorale, e l'illusione di vivere una porpria realtà, diversa da quella comunemente accettata diviene frustrazione. L'accettazione è conseguente la conformità, delle proprie idee, dei propri pensieri, del proprio corpo, della propria sessualità, sfera intima della propria personalità. Nasce così la proibizione diretta e indiretta di pensare, come azione antagonista alla cultura dominante. Vivere e provare sensazioni ed esperienze fuori da questa logica "normale" ci fa abbandonare quella "sicurezza psichica ottenuta grazie alla fede"
La frustrazione, la non accettazione, il desiderio pensante è la conseguenza diretta dello scambio fra la sicurezza della norma e la possibilità di una felicità vera.
Per questo "la genesi del senso di colpa nell'individuo può essere messa in rapporto con la genesi di colpa collettiva.
L'aggressione è introiettata, interiorizata, capovolta verso l'Io da cui è stata originata. questa aggressività dell'Io contro se stesso si chiama sentimento di colpa e si manifesta sotto la forma di un bisogno di punzione."
"l'idealizzazione del gruppo viene pagata con il rischio di violenza verso quelli che sono esterni al gruppo. Essendo negata l'ambivalenza, l'idealizzazione maschera l'odio e la proietta sul nemico o su quelli che non condividono l'ideale dell'Io del gruppo. L'intolleranza è così la conseguenza quasi necessaria della modalità stessa di costituzione dell'identificazione narcisistica gruppale."
I pezzi virgolettati sono presi da:Cento anni di psicoanalisi, D. Bourdin, p 130-136
Le idee religiose sono di conseguenza delle
La fede non si appoggia su una volontà di verità, ma sul desiderio che sia così. se i riti religiosi avvicinano il fenomeno religioso alla nevrosi ossessiva, la rivelanzione religiosa è da considerare all'interno delle analogie con i processi deliranti. E' la credenza comune che distingue la prima dagli altri."
Così il
La frustrazione, la non accettazione, il desiderio pensante è la conseguenza diretta dello scambio fra la sicurezza della norma e la possibilità di una felicità vera.
Per questo "la genesi del senso di colpa nell'individuo può essere messa in rapporto con la genesi di colpa collettiva.
L'aggressione è introiettata, interiorizata, capovolta verso l'Io da cui è stata originata. questa aggressività dell'Io contro se stesso si chiama sentimento di colpa e si manifesta sotto la forma di un bisogno di punzione."
"l'idealizzazione del gruppo viene pagata con il rischio di violenza verso quelli che sono esterni al gruppo. Essendo negata l'ambivalenza, l'idealizzazione maschera l'odio e la proietta sul nemico o su quelli che non condividono l'ideale dell'Io del gruppo. L'intolleranza è così la conseguenza quasi necessaria della modalità stessa di costituzione dell'identificazione narcisistica gruppale."
I pezzi virgolettati sono presi da:Cento anni di psicoanalisi, D. Bourdin, p 130-136
sabato 30 gennaio 2010
iniziamo
..Ciao a tutte e tutti..
provo a mettere su questo blog per condividere un pò di riflessioni che partono tanti anni fa e che si sono fatte un pò più concrete con la mia tesi..
così..inizio con l'introduzione..se non con che altro?
e allora..
-.-.-.-.-.-.-
Da quando l'essere umano si è dotato del potere della scienza ha sempre dato un nome alle cose, suddividendole e ponendole in rapporto gerarchico fra loro. Sostenuti dalla spinta darwiniana il ciclo di vita di animali, piante ed esseri umani è stato sempre disegnato in un cerchio, ove il più grande ha il sopravvento sul più piccolo, e dove anche il più piccolo ha un ruolo e una funzione all'interno del sistema. Si sono sempre etichettate forme e vite al fine di non cadere nell'ambiguità o nel non conosciuto, si è sempre preferito dare due nomi ad una cosa che non darlo affatto, nella logica che se non si vede non esiste.
Wilhelm Fliess esprime quest'essere della conoscenza con alcuni versi nel saggio “Maschile e femminile” Ecco da cosa si riconoscono gli uomini istruiti: Ciò che non possono toccare resta lontano mille leghe; Ciò che non possono afferrare semplicemente non esiste! Ciò che non calcolano non è vero; Ciò che non pesa non ha alcun peso; Ciò che non è denaro, pensate, non vale niente (1980, p. 24).
La certezza immutabile e solida da quando esistiamo è che l'essere umano si esprime attraverso due forme opposte, antitetiche, contrarie e complementari, ovvero l'uomo e la donna. Questi due esseri sono legati da una forma di dipendenza e d'amore indissolubile: la colpa della conoscenza del bene e del male del peccato originale, pagata con la sottomissione della donna all'uomo e a Dio e al relegamento al suo doppio mandato di donna e di madre.
Così la stirpe umana porta con sé i tre elementi della vita dati all'uomo e alla donna: la colpa per la voglia di conoscenza del bene e del male, la sottomissione della donna all'uomo e a Dio, il compito di essere i progenitori dell'umanità.
Nella storia, nelle ere e nei vissuti è sempre tutto ruotato intorno all'esistenza dell'essere umano che si è evoluto nella storia da homo herectus al prototipo dell'intelligenza artificiale, dalla capanna al grande grattacielo di cento piani che pesa tonnellate di cemento.
Ci si è evoluti, nel bene e nel male, sacrificando le terre e i piccoli animali nei laboratori. Non si è mai però messo in discussione il genere umano, la certezza sulla quale tutti i giorni, da millenni, viviamo. Vi è sempre stata un'attribuzione consequenziale che dal sesso biologico ha portato al genere permettendo di stabilire ruolo e identità. Questa assegnazione però non è mai stata rappresentata con un nesso logico ma data culturalmente e agisce sull'immediato per mezzo della società, della cultura e della famiglia. La nascita permette questa attribuzione e il battesimo solleva dall'ambiguità.
Non possiamo affermare che esistano in senso “puro” l'uomo e la donna1, poiché essi in realtà sono degli individui che differiscono biologicamente per caratteri sessuali primari e secondari che appartengono in misura variabile più al genere maschile o femminile. Il genere quindi sancisce la declinazione culturale della dimensione biologica del sesso. Le diversità sessuali si articolano, in ogni società, in comportamenti che sono ritenuti appropriati ai due sessi, che vengono condivisi come maschili o femminili dal gruppo sociale di riferimento. Il genere è appreso in tempi così remoti ed in modo così diffuso che diviene quasi innato, rendendo i soggetti difficilmente consapevoli delle possibilità di altri valori e forme di comportamento.
Nell'impossibilità di essere altro dall'uomo e dalla donna si sono sempre condannati e maledetti quei nascituri ambigui ermafroditi e intersessuali.
Si determina così quella dicotomia di genere che ogni giorno agisce a livello inconscio rendendo l'uomo e la donna due assunti innati.
Affermiamo una differenza di genere fra gli individui, ma dobbiamo ammettere la forte influenza determinata dalla società e dalla cultura che dà alla donna e all'uomo specifici ruoli e funzioni.
Il neonato si trova in una condizione sessuale indifferenziata, vale a dire che sono presenti i caratteri sessuali primari ma le esperienze pulsionali (precedenti l'Edipo) non sono di carattere interpersonale (Winnicott, 1986). Tali esperienze che non si costruiscono quindi come relazioni intersoggettive sono elaborazioni immaginative di esperienze fisiologiche (ibidem p.41). Il bambino inizia a provare piacere sessuale attraverso vari organi, è interessato solo alle sensazioni provate (che rimangono isolate, parziali) e fa questo senza scopi riproduttivi, divenendo così un essere perverso polimorfo2 (Freud, 1905).
L'orientamento libidico verso un oggetto arriva con la fase genitale che organizza le pulsioni, preparando in qualche modo il terreno per il complesso di Edipo3. La differenza sessuale non interviene immediatamente nello sviluppo, dando così luogo ad una sorta di stato psichico bisessuale (Ferenczi, 1966).
L'età, il modo e il tipo di oggetto d'amore scelto dipenderà dal modello culturale in cui la famiglia vive. Si pensi, ad esempio, ai matrimoni combinati, dove il desiderio e il piacere sono completamente offuscati da interessi economici e di discendenza; o ancora alle proibizioni cattoliche che pretendono la verginità fino al matrimonio.
Lo sviluppo dell'identità, in senso eterosessuale, è determinato così da una risposta funzionale alle esigenze sociali e culturali saldate sul senso della riproduzione.
Non possiamo rispondere con esattezza come si determini l'orientamento omosessuale, ma di certo affermiamo che esso non è predeterminato biologicamente, né rappresenta una deviazione o perversione sessuale.
Etero o omosessuali non ci si nasce, ma lo si diventa nel lungo percorso della vita, per mezzo del proprio carattere, della propria identità, dell'ambiente in cui si vive, etc... allo stesso modo nessun orientamento sessuale rappresenta una scelta, poiché con un identità formata e coesa l'oggetto d'amore sarà solamente uno. D'altronde l'amore incondizionato in questa società, fondata sul patriarcato, sul sessismo e sul sistema dicotomico di genere, non è permesso, se non destinato alla procreazione e a quella che per molti è la normalità.
Questo lavoro intende indagare lo sviluppo intrapsichico e interpersonale di un individuo (spesso adolescente) durante il processo di scoperta e integrazione (coming out) della propria identità omosessuale.
La ricerca scientifica, soprattutto in Italia, è molto limitata, per questo faremo riferimento per lo più a ricerche di ambito internazionale, auspicando ad un reale e concreto interesse rispetto l'argomento. Cercheremo di fare attenzione ai termini e agli aggettivi, dal momento che nella letteratura scientifica si riscontrano confusioni sull'utilizzo del termine omosessuale.
Spesso infatti si utilizza questa espressione con la stessa universalità con il quale si usa il termine uomo. Risulta che solo una piccola minoranza delle ricerche analizzate utilizza specificatamente la parola lesbica, mentre per la maggior parte di esse la parola omosessuale viene intesa come “categoria unica”. Per questo nelle prossime pagine anteporremmo la donna all'uomo, così come la lesbica al gay.
provo a mettere su questo blog per condividere un pò di riflessioni che partono tanti anni fa e che si sono fatte un pò più concrete con la mia tesi..
così..inizio con l'introduzione..se non con che altro?
e allora..
-.-.-.-.-.-.-
Da quando l'essere umano si è dotato del potere della scienza ha sempre dato un nome alle cose, suddividendole e ponendole in rapporto gerarchico fra loro. Sostenuti dalla spinta darwiniana il ciclo di vita di animali, piante ed esseri umani è stato sempre disegnato in un cerchio, ove il più grande ha il sopravvento sul più piccolo, e dove anche il più piccolo ha un ruolo e una funzione all'interno del sistema. Si sono sempre etichettate forme e vite al fine di non cadere nell'ambiguità o nel non conosciuto, si è sempre preferito dare due nomi ad una cosa che non darlo affatto, nella logica che se non si vede non esiste.
Wilhelm Fliess esprime quest'essere della conoscenza con alcuni versi nel saggio “Maschile e femminile” Ecco da cosa si riconoscono gli uomini istruiti: Ciò che non possono toccare resta lontano mille leghe; Ciò che non possono afferrare semplicemente non esiste! Ciò che non calcolano non è vero; Ciò che non pesa non ha alcun peso; Ciò che non è denaro, pensate, non vale niente (1980, p. 24).
La certezza immutabile e solida da quando esistiamo è che l'essere umano si esprime attraverso due forme opposte, antitetiche, contrarie e complementari, ovvero l'uomo e la donna. Questi due esseri sono legati da una forma di dipendenza e d'amore indissolubile: la colpa della conoscenza del bene e del male del peccato originale, pagata con la sottomissione della donna all'uomo e a Dio e al relegamento al suo doppio mandato di donna e di madre.
Così la stirpe umana porta con sé i tre elementi della vita dati all'uomo e alla donna: la colpa per la voglia di conoscenza del bene e del male, la sottomissione della donna all'uomo e a Dio, il compito di essere i progenitori dell'umanità.
Nella storia, nelle ere e nei vissuti è sempre tutto ruotato intorno all'esistenza dell'essere umano che si è evoluto nella storia da homo herectus al prototipo dell'intelligenza artificiale, dalla capanna al grande grattacielo di cento piani che pesa tonnellate di cemento.
Ci si è evoluti, nel bene e nel male, sacrificando le terre e i piccoli animali nei laboratori. Non si è mai però messo in discussione il genere umano, la certezza sulla quale tutti i giorni, da millenni, viviamo. Vi è sempre stata un'attribuzione consequenziale che dal sesso biologico ha portato al genere permettendo di stabilire ruolo e identità. Questa assegnazione però non è mai stata rappresentata con un nesso logico ma data culturalmente e agisce sull'immediato per mezzo della società, della cultura e della famiglia. La nascita permette questa attribuzione e il battesimo solleva dall'ambiguità.
Non possiamo affermare che esistano in senso “puro” l'uomo e la donna1, poiché essi in realtà sono degli individui che differiscono biologicamente per caratteri sessuali primari e secondari che appartengono in misura variabile più al genere maschile o femminile. Il genere quindi sancisce la declinazione culturale della dimensione biologica del sesso. Le diversità sessuali si articolano, in ogni società, in comportamenti che sono ritenuti appropriati ai due sessi, che vengono condivisi come maschili o femminili dal gruppo sociale di riferimento. Il genere è appreso in tempi così remoti ed in modo così diffuso che diviene quasi innato, rendendo i soggetti difficilmente consapevoli delle possibilità di altri valori e forme di comportamento.
Nell'impossibilità di essere altro dall'uomo e dalla donna si sono sempre condannati e maledetti quei nascituri ambigui ermafroditi e intersessuali.
Si determina così quella dicotomia di genere che ogni giorno agisce a livello inconscio rendendo l'uomo e la donna due assunti innati.
Affermiamo una differenza di genere fra gli individui, ma dobbiamo ammettere la forte influenza determinata dalla società e dalla cultura che dà alla donna e all'uomo specifici ruoli e funzioni.
Il neonato si trova in una condizione sessuale indifferenziata, vale a dire che sono presenti i caratteri sessuali primari ma le esperienze pulsionali (precedenti l'Edipo) non sono di carattere interpersonale (Winnicott, 1986). Tali esperienze che non si costruiscono quindi come relazioni intersoggettive sono elaborazioni immaginative di esperienze fisiologiche (ibidem p.41). Il bambino inizia a provare piacere sessuale attraverso vari organi, è interessato solo alle sensazioni provate (che rimangono isolate, parziali) e fa questo senza scopi riproduttivi, divenendo così un essere perverso polimorfo2 (Freud, 1905).
L'orientamento libidico verso un oggetto arriva con la fase genitale che organizza le pulsioni, preparando in qualche modo il terreno per il complesso di Edipo3. La differenza sessuale non interviene immediatamente nello sviluppo, dando così luogo ad una sorta di stato psichico bisessuale (Ferenczi, 1966).
L'età, il modo e il tipo di oggetto d'amore scelto dipenderà dal modello culturale in cui la famiglia vive. Si pensi, ad esempio, ai matrimoni combinati, dove il desiderio e il piacere sono completamente offuscati da interessi economici e di discendenza; o ancora alle proibizioni cattoliche che pretendono la verginità fino al matrimonio.
Lo sviluppo dell'identità, in senso eterosessuale, è determinato così da una risposta funzionale alle esigenze sociali e culturali saldate sul senso della riproduzione.
Non possiamo rispondere con esattezza come si determini l'orientamento omosessuale, ma di certo affermiamo che esso non è predeterminato biologicamente, né rappresenta una deviazione o perversione sessuale.
Etero o omosessuali non ci si nasce, ma lo si diventa nel lungo percorso della vita, per mezzo del proprio carattere, della propria identità, dell'ambiente in cui si vive, etc... allo stesso modo nessun orientamento sessuale rappresenta una scelta, poiché con un identità formata e coesa l'oggetto d'amore sarà solamente uno. D'altronde l'amore incondizionato in questa società, fondata sul patriarcato, sul sessismo e sul sistema dicotomico di genere, non è permesso, se non destinato alla procreazione e a quella che per molti è la normalità.
Questo lavoro intende indagare lo sviluppo intrapsichico e interpersonale di un individuo (spesso adolescente) durante il processo di scoperta e integrazione (coming out) della propria identità omosessuale.
La ricerca scientifica, soprattutto in Italia, è molto limitata, per questo faremo riferimento per lo più a ricerche di ambito internazionale, auspicando ad un reale e concreto interesse rispetto l'argomento. Cercheremo di fare attenzione ai termini e agli aggettivi, dal momento che nella letteratura scientifica si riscontrano confusioni sull'utilizzo del termine omosessuale.
Spesso infatti si utilizza questa espressione con la stessa universalità con il quale si usa il termine uomo. Risulta che solo una piccola minoranza delle ricerche analizzate utilizza specificatamente la parola lesbica, mentre per la maggior parte di esse la parola omosessuale viene intesa come “categoria unica”. Per questo nelle prossime pagine anteporremmo la donna all'uomo, così come la lesbica al gay.
martedì 26 gennaio 2010
«Nel nostro mestiere la finalità è quella di affrontare,
- trovare la maniera di affrontare- la contraddizione che noi siamo:
oppressori ed oppressi, e che dinanzi a noi abbiamo una persona che si vorrebbe opprimere. Bisogna fare in modo che questo non avvenga.
L'uomo ha sempre questo impulso, di dominare l'altro; è naturale che sia così.
E' innaturale quando si istituzionalizza questo fenomeno oppressivo.
Quando c'è un'organizzazione che, approfittando dei problemi contraddittori, crea un circuito di controllo per distruggere la contraddizione,
assolutizzando i due poli della contraddizione ora in un modo ora nell'altro.
Noi rifiutiamo questo discorso. Noi diciamo di affrontare la vita, perché la vita contiene salute e malattia, e affrontando la vita noi pensiamo di fare la prevenzione.
Pensiamo di fare il nostro mestiere: di infermieri, di sanitari, di medici.»
(Franco Basaglia, in Lezione/conversazione con gli infermieri nel congedo da Trieste, 1979)
- trovare la maniera di affrontare- la contraddizione che noi siamo:
oppressori ed oppressi, e che dinanzi a noi abbiamo una persona che si vorrebbe opprimere. Bisogna fare in modo che questo non avvenga.
L'uomo ha sempre questo impulso, di dominare l'altro; è naturale che sia così.
E' innaturale quando si istituzionalizza questo fenomeno oppressivo.
Quando c'è un'organizzazione che, approfittando dei problemi contraddittori, crea un circuito di controllo per distruggere la contraddizione,
assolutizzando i due poli della contraddizione ora in un modo ora nell'altro.
Noi rifiutiamo questo discorso. Noi diciamo di affrontare la vita, perché la vita contiene salute e malattia, e affrontando la vita noi pensiamo di fare la prevenzione.
Pensiamo di fare il nostro mestiere: di infermieri, di sanitari, di medici.»
(Franco Basaglia, in Lezione/conversazione con gli infermieri nel congedo da Trieste, 1979)
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